Finale Masterchef all stars: momento per momento fino al vincitore

In tre in finale. Non era scontato. Per Michele, alla semifinale, sembrava già il momento di abbandonare la master class. Ma Cannavacciuolo ex machina salva il grembiule.

Per Simone Finetti, ex elettricista, Rubina Rovini, ex impiegata di banca, Michele Cannistraro, ex capocantiere – divenuti chef grazie alle edizioni di Masterchef – è il momento della “seconda chance”: sono loro i finalisti della prima edizione di “Masterchef all stars”.

“Premieremo tecnica e cuore. Premieremo non il piatto ma lo chef”, così Locatelli introduce la serata. La sfida consiste nel creare un intero menù: entrée, antipasto, primo, secondo, dolce.

I MENU DELLA FINALE

Rubina, la ballerina di danza classica guerriera, presenta un menù dal titolo “L’Orizzonte dentro casa”, con l’intento di raccontare “le esperienze dolci e salate della mia vita che mi hanno reso libera”.

“Sempre al limite” è il titolo che Michele ha scelto per i suoi piatti: “Rispecchia le mie origini e anche la mia attività sportiva da motociclista”. Lui, soprannominato il Cannibale, quello che alla domanda di Barbieri, “ma perché la carne è così cruda?”, ha risposto: “eh, io la mangio così”.

Omaggio al cartone Disney Ratatouille per il più giovane, il sorridente ventinovenne Simone, cresciuto col mattarello della nonna. Il suo menù si chiama “Gustò” e vuole riprendere singolarmente nelle cinque portate l’acido, l’amaro, il sapido, il dolce e l’equilibrio.

RETROSCENA E PRESSIONI PSICOLOGICHE

Si comincia con un imprevisto: taglio al dito per Rubina. Profondo ma subito soccorsa e rimessa ai fornelli. Mentre nel susseguirsi della puntata domina il tifo da stadio in balconata da parte degli eliminati. E scoppia pure una lite tra Michele e la balconata, troppo sbilanciata a sostenere gli altri due finalisti. Ad esempio, è battibecco quando al primo piatto, dal primo piano si sostiene che sia Simone ad aver suonato prima il campanello quando per i giudici è stato Michele.

In finale, si suona il campanello ogni qual volta si finisce un piatto, così da farlo esaminare alla giuria.  Suonarlo per per primi non solo significa velocità e talento, ma è anche una strategia che mette in agitazione gli altri concorrenti che possono sentirsi indietro e fare errori nei loro piatti.

Anche Barbieri si accorge di questa partigianeria degli applausi tanto da commentarla coi suoi colleghi giudici.

ENTRÉE

Il primo a suonare è Michele. Presenta l’entré a base di King crab alla catalana. Giudicato buono ma senza sprint. Il secondo a suonare è Simone. Entrée con gambero rosso, burrata e maracuja. La nota che deve uscire è quella acida. Ma per i giudici è all’opposto: tutto dolce. Ghiaccio secco e lime per una fumata scenografica per l’entrée di Rubina a base di ricciola. Estetica super promossa ma per i giudici è più bello che gustoso.

ANTIPASTO

Sempre il dito più veloce è quello di Michele che presenta una triglia con pop corn di amaranto su fonduta e curcuma. “Stupenda cottura del pesce”, ma non convince la copertura di ingredienti. Tartare di ricciola con wafer al cacao e ricci di mare per Simone, “piatto il più interessante di tutti finora, qui l’intenzione della nota amara è ben riuscita”. Carne giapponese affumicata – wagyu – per Rubina. “Racconta di me che da bambina non mangiavo carne e l’ho apprezzata da adulta”. Ma non convince la giuria: troppo grasso.

IL PRIMO PIATTO

Primo a suonare questa volta è Simone. Da buon emiliano propone il cappelletto al tuorlo di Parisi. Il sapere della nonna viene premiato e l’obiettivo della nota sapida è giudicato riuscito. Michele offre linguine e gamberi rossi. Piatto considerato bilanciato. Rubina, prepara, invece, risotto al té lapsang, impiattato in modo da ricordare la danza classica agonistica che l’ha accompagnata per 16 anni, ma la critica va al té che non si sente.

IL SECONDO PIATTO

Suona per primo la triglia, foie gras con fichi di Simone. Abbinamento che sorprende ma diversi errori, o meglio “i puntini sulle i” da finale. Quaglia e caviale di lumaca per Rubina. Ben cotto e questa volta è brutto ma molto gustoso. Per ultimo suona Michele, questa volta ha voluto prendersi tutto il tempo, per curare nel dettaglio il suo cavallo di battaglia, il tomahawk affumicato con salsa all’ossobuco. Apprezzato da tutti. “Solo 40 grammi di carne”, commenta rattristato Cannavacciuolo. Salsa e la carne “spaccano” dichiara Barbieri.

IL DOLCE

Infine si arriva al dessert. Bigné fritti caramellati su crema di pepe rosa e basilico sono l’idea di equilibrio di Simone“Non esplodono” commentano Barbieri e Cannavacciuolo. Frutta e verdura caramellata è il bosco di Rubina. Non apprezzato, “poca idea e troppo assemblaggio”, dice Locatelli. Biscotto al cocco con dentro il mojito per Michele. “Il piatto parla”, dice Antonino, “dopo la carne soprattutto”.

IL VINCITORE

“Non bastava essere bravi ma eccellenti. L’obiettivo era stupire”, questa la commanda per vincere. Le ricette sono state tutte di livello. Ma “Il siamo tutti d’accordo” pronunciato dai giudici prima di ogni verdetto sancisce come vincitore, lui, il cannibale, Michele Cannistraro.

Né “la Fragilità e la forza” di Rubina, né “l’intelligenza che sa risollevarsi in ogni caos” di Simone sono riusciti a sconfiggere “Il combattente dal cuore d’oro”.

  1. […] ** Vedi le impressioni della prima puntata di Masterchef ** Vedi le 6 perle della 2^ puntata: Cannavacciuolo vs Bastianich sul risotto ** Vedi la finale di Masterchef all class […]

  2. […] ** Vedi le impressioni della prima puntata di Masterchef ** Vedi le 6 perle della 2^ puntata ** Vedi la finale di Masterchef all class […]

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“Premieremo tecnica e cuore. Premieremo non il piatto ma lo chef”, così Locatelli introduce la serata. La sfida consiste nel creare un intero menù: entrée, antipasto, primo, secondo, dolce.

I MENU DELLA FINALE

Rubina, la ballerina di danza classica guerriera, presenta un menù dal titolo “L’Orizzonte dentro casa”, con l’intento di raccontare “le esperienze dolci e salate della mia vita che mi hanno reso libera”.

“Sempre al limite” è il titolo che Michele ha scelto per i suoi piatti: “Rispecchia le mie origini e anche la mia attività sportiva da motociclista”. Lui, soprannominato il Cannibale, quello che alla domanda di Barbieri, “ma perché la carne è così cruda?”, ha risposto: “eh, io la mangio così”.

Omaggio al cartone Disney Ratatouille per il più giovane, il sorridente ventinovenne Simone, cresciuto col mattarello della nonna. Il suo menù si chiama “Gustò” e vuole riprendere singolarmente nelle cinque portate l’acido, l’amaro, il sapido, il dolce e l’equilibrio.

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In finale, si suona il campanello ogni qual volta si finisce un piatto, così da farlo esaminare alla giuria.  Suonarlo per per primi non solo significa velocità e talento, ma è anche una strategia che mette in agitazione gli altri concorrenti che possono sentirsi indietro e fare errori nei loro piatti.

Anche Barbieri si accorge di questa partigianeria degli applausi tanto da commentarla coi suoi colleghi giudici.

ENTRÉE

Il primo a suonare è Michele. Presenta l’entré a base di King crab alla catalana. Giudicato buono ma senza sprint. Il secondo a suonare è Simone. Entrée con gambero rosso, burrata e maracuja. La nota che deve uscire è quella acida. Ma per i giudici è all’opposto: tutto dolce. Ghiaccio secco e lime per una fumata scenografica per l’entrée di Rubina a base di ricciola. Estetica super promossa ma per i giudici è più bello che gustoso.

ANTIPASTO

Sempre il dito più veloce è quello di Michele che presenta una triglia con pop corn di amaranto su fonduta e curcuma. “Stupenda cottura del pesce”, ma non convince la copertura di ingredienti. Tartare di ricciola con wafer al cacao e ricci di mare per Simone, “piatto il più interessante di tutti finora, qui l’intenzione della nota amara è ben riuscita”. Carne giapponese affumicata – wagyu – per Rubina. “Racconta di me che da bambina non mangiavo carne e l’ho apprezzata da adulta”. Ma non convince la giuria: troppo grasso.

IL PRIMO PIATTO

Primo a suonare questa volta è Simone. Da buon emiliano propone il cappelletto al tuorlo di Parisi. Il sapere della nonna viene premiato e l’obiettivo della nota sapida è giudicato riuscito. Michele offre linguine e gamberi rossi. Piatto considerato bilanciato. Rubina, prepara, invece, risotto al té lapsang, impiattato in modo da ricordare la danza classica agonistica che l’ha accompagnata per 16 anni, ma la critica va al té che non si sente.

IL SECONDO PIATTO

Suona per primo la triglia, foie gras con fichi di Simone. Abbinamento che sorprende ma diversi errori, o meglio “i puntini sulle i” da finale. Quaglia e caviale di lumaca per Rubina. Ben cotto e questa volta è brutto ma molto gustoso. Per ultimo suona Michele, questa volta ha voluto prendersi tutto il tempo, per curare nel dettaglio il suo cavallo di battaglia, il tomahawk affumicato con salsa all’ossobuco. Apprezzato da tutti. “Solo 40 grammi di carne”, commenta rattristato Cannavacciuolo. Salsa e la carne “spaccano” dichiara Barbieri.

IL DOLCE

Infine si arriva al dessert. Bigné fritti caramellati su crema di pepe rosa e basilico sono l’idea di equilibrio di Simone“Non esplodono” commentano Barbieri e Cannavacciuolo. Frutta e verdura caramellata è il bosco di Rubina. Non apprezzato, “poca idea e troppo assemblaggio”, dice Locatelli. Biscotto al cocco con dentro il mojito per Michele. “Il piatto parla”, dice Antonino, “dopo la carne soprattutto”.

IL VINCITORE

“Non bastava essere bravi ma eccellenti. L’obiettivo era stupire”, questa la commanda per vincere. Le ricette sono state tutte di livello. Ma “Il siamo tutti d’accordo” pronunciato dai giudici prima di ogni verdetto sancisce come vincitore, lui, il cannibale, Michele Cannistraro.

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