Strage di Nizza: tra gessetti, buonismo e tabù su Islam, che cosa ci salverà?
Siamo in guerra
Siamo in guerra. Sono passate poco più di ventiquattro ore dalla strage di Nizza. Per il rispetto delle 84 vittime innocenti (numero provvisorio) e 200 feriti non è giusto mascherare la tragedia della Promenade des Anglais narcotizzando anche stavolta la matrice ideologica.
Non perde mai il vizio certa politica. La Presidenta Boldrini (è con l’accordo al femminile che la terza carica dello Stato vuole essere chiamata, nonostante presidente sia un participio presente sostantivato quindi ad essere corretti si accorda solo l’articolo determinativo che precede) parla di un anonimo “orrore e sgomento per grave atto di terrore, frutto di feroce fanatismo”.
E sulla stessa linea criptata ci sono le parole di Gad Lerner: “Il sangue innocente di Nizza, basta un Tir suicida che si abbatte sul nostro formicaio umano”.
Il buonismo
Il buonismo si articola in un autolesionismo e senso di colpa occidentale. È colpa delle crociate, delle banlieues, dei ghetti, del clima contro le moschee. Guai a fare collegamenti tra Nizza e Jihad. Si giustifica tutto. La colpa è dell’Occidente si legge in un articolo a modi manuale di consigli per l’uso che titola “cosa fare per non alimentare il fanatismo islamico”.
Non c’è orgoglio per la Storia, per aver difeso le terre dagli attacchi arabi. Eppure si tratta di vittorie che hanno permesso agli europei di essere democratici e liberi oggi. Le Crociate, ad esempio, come spiega in un approfondimento Agostino Nobile furono una difesa: “Le terre cristiane furono conquistate dai musulmani subito dopo la morte di Maometto, mentre la prima crociata è avvenuta nel 1095, dunque circa quattro secoli dopo l’invasione islamica, la decisione che coinvolse la cristianità fu la risposta alle continue violenze inflitte ai cristiani e alla distruzione dei luoghi sacri in Terra Santa”.
Ad ogni modo, in Francia, anche la gauche questa volta assegna un nome all’attentato. Hollande ha parlato chiaro: “È un attacco di cui non si può negare il carattere terroristico, rafforzeremo le operazioni contro Isis in Siria e Iraq”. E non potevano farsi attendere parole durissime dal Front National: “O saremo noi a uccidere l’islamismo o sarà lui che ci ucciderà”, chiosa la giovane Marion Le Pen.
La tolleranza
Come ricorda Mario Sechi, citando Karl Popper: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.
Bisogna essere onesti. Serve forse il coraggio. Ma era il 14 luglio, il calendario non mente. Mohamed Lahouaiej Bouhlel sarà stato anche depresso ma era anche un tunisino islamico, di famiglia radicalizzata.
Uomini e bambini sono stati schiacciati dalle tonnellate di un Tir. Buttati giù come birilli. Gessetti colorati e fiaccolate non sono servite, né è servito intonare Imagine o cambiare la propria foto del profilo. Inutili sono i #Jesuis e i #prayfor. Così come celarsi dietro al pensiero che i terroristi siano persone a cui manca la cultura. Lo abbiamo visto a Dacca.
L’Unione Europea
E’ evidente tutto il fallimento dell’Unione Europea. A cosa serve sentirsi europei? Che cosa significa per un cittadino quest’appartenenza quando si è di fronte ad una sovrastruttura esclusivamente interessata ad accordi economici e all’imposizione di una moneta unica. Un’Unione che resta priva di un cuore, di un’identità. Un’Unione incapace di mettere in atto una politica estera comunitaria per affrontare il terrorismo.
Siamo in guerra. E le parole hanno un peso. “Restituiscono l’urgenza” afferma Sechi. E l’urgenza è fermare il terrorismo dal volto islamista. Un volto che si muove in maniera organizzata, come al Bataclan e a Bruxelles, oppure che affascina lupi solitari come a Tolosa e ieri a Nizza.
La Francia dal 2012 ha subito o sventato ben 9 attacchi terroristici.
L’Islamofobia
É vero. L’islamofobia non serve. Fare sciacallaggio sfruttando queste tragedie è fin troppo facile ma non risolverà nulla. Non ci renderà più sicuri. Che cosa, invece, serve? Serve che i politici intervengano e se non hanno soluzioni si dimettano. Perché siamo in guerra e non possiamo aspettare immobili il prossimo Bataclan. Quando ci si accorge che il problema è troppo grande da portare sulle proprie spalle è meglio lasciare il posto. Le Forze dell’Ordine nizzarde erano addestrate sia ad attacchi batteriologici che nucleari, eppure la strage si è abbattuta. Il rischio zero è impossibile di fronte a situazioni del genere, tuttavia serve un piano di azione internazionale.
E serve una presa di coscienza della matrice del problema. Come ha fatto il vicepresidente della Conferenza degli imam di Francia, Hocine Drouiche, imam di Nimes che ha commentato: “L’odio è divenuto l’elemento caratterizzante del discorso islamico, specialmente in Europa, così da poter mobilitare i giovani musulmani contro l’Occidente”. Ed ha annunciato le sue dimissioni di vicepresidente accusando di incompetenza le istituzioni poiché “non fanno nulla per la pace sociale e non la smettono di ripetere che l’estremismo non esiste, che è prodotto dai mass media”. Chissà se Drouiche sarà ascoltato e venerdì nelle moschee si condannerà la strage di Nizza.
