Squali contro orche: il sangue vende e la disinformazione zampilla

I documentari sulla natura sono poco educativi, se non per nulla. Per questo non li guardo. Il sangue e la paura vendono. E i titoli che si rincorrono in quelle fiction della natura sono così monotoni: animali killer, lotta violenta, sfida estrema, veleno letale, mostri marini, incontri da incubo.

squalo

National Geographic, Discovery channel sono colpevoli di fobie, ansie, stereotipi, falsi miti. Ma la cosa drammatica è l’involuzione. Il mondo del documentario è peggiorato. Almeno ai tempi di Spielberg le cose non si sapevano. Certe cose dette o fatte credere, negli anni 70, si potevano quasi giustificare. Ma nel 2018, con le conoscenze scientifiche, con le conoscenze etologiche e soprattutto con le conoscenze dell’apocalisse della biodiversità in cui viviamo, evitare un messaggio di conservazione delle specie è da super irresponsabili. Non dico che agli spettatori non si debba mostrare la forza e la resistenza dei predatori, ci mancherebbe! Ma esaltare questo tratto – sempre in chiave “pericolo per l’uomo” – senza parlare di estinzione è da incoscienti .

Ad ogni modo un documentario ultimamente me lo sono visto. Mi è caduta l’attenzione su “Squali vs orche” in onda su Discovery Channel e ho deciso di sintonizzarmi. Si parlava di squali bianchi del Sudafrica. Apprendo così che le orche, animali molto intelligenti – d’altronde sono cetacei – sono capaci di attaccare gli squali bianchi nelle loro battute di caccia in società. È la carcassa di squalo a portare la firma della predazione dell’orca. L’animale trancia il ventre nutrendosi del fegato, ricco di vitamina A, riconsegnando al mare una carcassa bucata.

In sintesi: 40 minuti di documentario, 40 minuti di musichette da scene del crimine,  jingle ogni 5 minuti con motto “mascella mortale” e narrazione continua con quei biologi marini laureati all’ateneo di Hollywood.

 

OrcaNon capisco perché nei documentari i biologi marini siano sempre biondi surfisti riccioluti e le biologhe bionde subacquee in esili mute aderenti, dai sorrisi smaglianti. È strano perché io nelle varie università ho sempre visto “specialisti di squali” dall’aspetto più da pescatore della società di pesca sportiva del paese (come è giusto che sia) che da atleta californiano.

Ma ad ogni modo, le dichiarazioni drammatiche, martellate ogni trenta secondi, in un climax di ansia, erano: “Non ci sono più squali, non li vediamo più da mesi, le orche se li sono pappati tutti, il turismo subacqueo è in crisi”.

Alle quali seguono interviste alla popolazione locale disperata che manco Barbara D’Urso ad Amatrice faceva tanto.

Come spettatore, in stato agitato, mi chiedo: “Ma queste orche sono una calamità? Sono la undicesima piaga d’Egitto giunta in maniera misteriosa?” Mentre da biologo speculo: “Sono forse cambiate le rotte, saranno i cambiamenti climatici?”

Memorizzo il nome della baia menzionata e faccio un’operazione banale: Google e poi Wikipedia. E cosa leggo? Gansbaai, baia famosa per la presenza di balene. Insomma famosa per i cetacei, quindi presupponibile anche per le orche.

Caspita, che coincidenza, non sarà che ci sono sempre state le orche? E più che marziani con le pinne, la loro predazione è un fattore naturale che trova nell’ambiente il solito giusto bilanciamento? Perché un informatore scientifico serio dovrebbe far credere il contrario?

Ad ogni modo, avendo intervistato proprio nel 2018 Alessandro De Maddalena –  professore esperto di squali che da una decina d’anni vive e lavora in Sudafrica –  accendo il pc e gli scrivo una mail per togliermi ogni dubbio. Gli scrivo chiedendo come mai nell’intervista fatta lo scorso gennaio, non mi avesse accennato l’ecatombe in atto con responsabili le orche.

Alessandro De Maddalena dal Sudafrica mi risponde dopo pochi minuti: “Ciao Gabriele, non è vero che non ci sono più squali bianchi nelle località citate. Ci sono ancora ma molti meno ogni anno. Il declino è pauroso e la colpa non è certo di qualche orca, ma della pesca selvaggia che sta rendendo gli oceani un deserto, e non solo in Sudafrica. Le orche prelevano pochissimi esemplari di squalo bianco e possono al massimo causare un allontanamento di breve durata di alcuni esemplari dall’area. Gli squali stanno scomparendo dai mari di tutto il globo e gli unici colpevoli sono gli esseri umani”.

Eh già, l’uomo. Più che orche assassine e squali desaparecidos, se c’è un grande “scomparso” nei documentari HD è l’uomo con le sue colpe.

La comunità scientifica da anni ripete con chiarezza che gli squali sono tra gli animali più a rischio di estinzione. Migliaia di squali sono uccisi ogni anno per fare una zuppa orientale con le loro pinne. Migliaia di squali sono uccisi ogni anno perché soffocati per errore nelle reti da pesca.

In oltre 40 minuti i disinformatori delle pay tv non ne fanno cenno: mascelle letali e ammiccamento della bionda…. e un bell’arrivederci alla prossima puntata.

 

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squalo

National Geographic, Discovery channel sono colpevoli di fobie, ansie, stereotipi, falsi miti. Ma la cosa drammatica è l’involuzione. Il mondo del documentario è peggiorato. Almeno ai tempi di Spielberg le cose non si sapevano. Certe cose dette o fatte credere, negli anni 70, si potevano quasi giustificare. Ma nel 2018, con le conoscenze scientifiche, con le conoscenze etologiche e soprattutto con le conoscenze dell’apocalisse della biodiversità in cui viviamo, evitare un messaggio di conservazione delle specie è da super irresponsabili. Non dico che agli spettatori non si debba mostrare la forza e la resistenza dei predatori, ci mancherebbe! Ma esaltare questo tratto – sempre in chiave “pericolo per l’uomo” – senza parlare di estinzione è da incoscienti .

Ad ogni modo un documentario ultimamente me lo sono visto. Mi è caduta l’attenzione su “Squali vs orche” in onda su Discovery Channel e ho deciso di sintonizzarmi. Si parlava di squali bianchi del Sudafrica. Apprendo così che le orche, animali molto intelligenti – d’altronde sono cetacei – sono capaci di attaccare gli squali bianchi nelle loro battute di caccia in società. È la carcassa di squalo a portare la firma della predazione dell’orca. L’animale trancia il ventre nutrendosi del fegato, ricco di vitamina A, riconsegnando al mare una carcassa bucata.

In sintesi: 40 minuti di documentario, 40 minuti di musichette da scene del crimine,  jingle ogni 5 minuti con motto “mascella mortale” e narrazione continua con quei biologi marini laureati all’ateneo di Hollywood.

 

OrcaNon capisco perché nei documentari i biologi marini siano sempre biondi surfisti riccioluti e le biologhe bionde subacquee in esili mute aderenti, dai sorrisi smaglianti. È strano perché io nelle varie università ho sempre visto “specialisti di squali” dall’aspetto più da pescatore della società di pesca sportiva del paese (come è giusto che sia) che da atleta californiano.

Ma ad ogni modo, le dichiarazioni drammatiche, martellate ogni trenta secondi, in un climax di ansia, erano: “Non ci sono più squali, non li vediamo più da mesi, le orche se li sono pappati tutti, il turismo subacqueo è in crisi”.

Alle quali seguono interviste alla popolazione locale disperata che manco Barbara D’Urso ad Amatrice faceva tanto.

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Memorizzo il nome della baia menzionata e faccio un’operazione banale: Google e poi Wikipedia. E cosa leggo? Gansbaai, baia famosa per la presenza di balene. Insomma famosa per i cetacei, quindi presupponibile anche per le orche.

Caspita, che coincidenza, non sarà che ci sono sempre state le orche? E più che marziani con le pinne, la loro predazione è un fattore naturale che trova nell’ambiente il solito giusto bilanciamento? Perché un informatore scientifico serio dovrebbe far credere il contrario?

Ad ogni modo, avendo intervistato proprio nel 2018 Alessandro De Maddalena –  professore esperto di squali che da una decina d’anni vive e lavora in Sudafrica –  accendo il pc e gli scrivo una mail per togliermi ogni dubbio. Gli scrivo chiedendo come mai nell’intervista fatta lo scorso gennaio, non mi avesse accennato l’ecatombe in atto con responsabili le orche.

Alessandro De Maddalena dal Sudafrica mi risponde dopo pochi minuti: “Ciao Gabriele, non è vero che non ci sono più squali bianchi nelle località citate. Ci sono ancora ma molti meno ogni anno. Il declino è pauroso e la colpa non è certo di qualche orca, ma della pesca selvaggia che sta rendendo gli oceani un deserto, e non solo in Sudafrica. Le orche prelevano pochissimi esemplari di squalo bianco e possono al massimo causare un allontanamento di breve durata di alcuni esemplari dall’area. Gli squali stanno scomparendo dai mari di tutto il globo e gli unici colpevoli sono gli esseri umani”.

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