Genova – Inaugurata per il Giorno della memoria 2026 la mostra mono-opera dell’artista Matteo Pulvirenti alla Casa del Mutilato.
Al taglio del nastro il Presidente del consiglio comunale di Genova, Claudio Villa, e il presidente Anmig Genova, Guido Vinacci. La mostra gratuita dal titolo “Contro l’ombra. A te che guardi” si inserisce nella variegata rassegna “Segrete. Tracce di Memoria”. Una rassegna giunta alla XVIII edizione che si snoda tra Genova, Milano, Venezia, Budapest definendosi un’alleanza di artisti in memora della Shoah.
“Siamo orgogliosi dei tanti appuntamenti a calendario raggiunti anche in questa edizione – dice all’inaugurazione Virginia Monteverde, ideatrice e curatrice della rassegna- Segrete nasce come rassegna d’arte per riunire oggi poesia, letteratura, cinema, teatro e altro ancora”.

Giorno della Memoria: passato e presente
“Non è scontato che rassegne che si occupano di memoria – come in questo caso la Shoah – possano intercettare il presente”, dichiara Matteo Lenuzza, curatore della mostra, “in questi tempi difficili su molti fronti geopolitici, la memoria storica deve essere strumento per il contemporaneo. La cronaca quotidiana, sorda al dialogo e all’incontro, sembra mettere in discussione l’eredità del passato, ma a 80 anni esatti dalla nascita della Repubblica c’è più bisogno che mai di una luce contro l’oscurità. L’opera di Pulvirenti si fa carico di questi intenti. Così come la Casa del Mutilato prosegue il dialogo tra la memoria della sua collezione permanente e le proposte contemporanee che la attualizzano”.
Orari mostra
La mostra è visitabile dal 23 gennaio al 27 febbraio, dal martedì al venerdì con orario 9-12. oppure su prenotazione (segreteria@anmiliguria.com)
Giorno della Memoria. Dentro l’opera, la colomba
L’installazione di Pulvirenti allestita alla Casa del Mutilato di Genova si intitola “A te che guardi” e l’autore vuole lasciare allo spettatore ogni riflessione. Nella penombra della stanza, rimanendo di fronte alla tela, si intrecciano diversi elementi.
In alto, l’attenzione è calamitata da un uccello trafitto. Sgorga sangue dalle sue viscere. Il sangue è reso da un filo rosso cucito (non attaccato): cifra di Pulvirenti in tante sue opere. L’uccello è una colomba, simbolo biblico di pace. Il sangue innaffia il sole, energia vitale per antonomasia, come se l’astro partecipasse al dolore. “È un sole che diventa nero” precisa l’artista. E nera come la pece è anche la scena di guerra nella parte in basso del quadro, in cui neri sono gli elicotteri e i due combattenti.
La sedia
Il filo continua. Esce dalla tela, cade per terra, formando un gomitolo di sangue. L’installazione esce dalla tela, si prende lo spazio del pavimento e di un’area delimitata da una corda. C’è una sedia. Precaria. Bucherellata e piena di chiodi. “È chiaro, è una sedia in cui è scomodo sedersi”, commenta una donna, “sia che siamo soggetti attivi o passivi di fronte alla guerra abbiamo una responsabilità“.

Lumini
L’opera è posta alla penombra. In una piccola stanza. Ci sono i lumini votivi come quelli in una nicchia di una chiesa. “L’opera è cruda, ha un linguaggio che va all’osso come la realtà attorno a noi. In questa cattedrale del dolore, in questa pala d’altare si alza una preghiera laica”, spiega Lenuzza.
A rendere tutto sacro e profano, c‘è lo sfondo oro come nelle icone bizantine. E, all’opposto, in alto, la colomba ha uno sfondo azzurro acceso, in stile pop. L’opera è stata realizzata con tecnica mista. Acrilico, olio, filo, per non dimenticare i materiali da riciclo che compongono la cornice. “Servono per enfatizzare il clima di distruzione”, conclude Pulvirenti, “soltanto la colomba in alto, ha una cornice aperta. Una speranza”.

L’artista, biografia e mostre
L’artista Matteo Pulvirenti (Milano, 1982) dopo una laurea in Design d’interni e la formazione presso l’Accademia di Belle arti di Brera, si dedica professionalmente all’illustrazione – tra editoria e moda. Le sue opere hanno lo scopo di introdurre lo spettatore a mondi immaginifici e surreali, che forniscono spunti di riflessioni su molteplici aspetti della condizione umana. Illustrazioni di manuali scientifici settecenteschi, le incisioni di Durer, l’opera grafica di Dorè, ambientazioni gotiche e fiamminghe, sono il suo strumento per analizzare la contemporaneità. Le sue ultime ricerche estetiche lo hanno condotto a esprimersi attraverso cuciture, che vanno a enfatizzare legami o rotture tra i componenti. Il suo lavoro è stato esposto
in diverse mostre, tra le quali: The biro show (The White Gallery, Milano), L’arte della memoria (Villa Ambrosetti, Lugano), La Grande Milano (Villa Necchi Campiglio, Milano), Living Room Galleria Prisma, Genova), Empty. I laid in B.E.D with you (In Arteoff, Genova), GALA (BIOF, Milano). Dal 2016 vive e lavora a Genova, dove porta avanti la sua ricerca artistica tra tatuaggio e illustrazione
