Genova, mostra Caravaggio: i 10 quadri da vedere

Fino al 24 giugno Palazzo della Meridiana ospita la mostra “Caravaggio e i Genovesi”. In realtà di Caravaggio-Caravaggio non c’è molto: solo un quadro. Ma indirettamente ce n’è tantissimo, in mostra ci sono tanti suoi followers zeneixi.
“Questo è molto caravaggesco”, commentano due ragazzi fissando un’opera di Strozzi. In effetti, lo stile di Caravaggio si riconosce a colpo d’occhio, anche i non addetti ai lavori possono guardare un quadro e se vedono quel flash di luce che squarcia il buio, esclamare: “Mi ricorda proprio Caravaggio”.
Tuttavia, non pensiate che l’esposizione sia qualcosa di già visto e già saputo, le collezioni private e il percorso impostato dalla curatrice Anna Orlando, presentano diverse novità interessanti.

ECCO 10 QUADRI PER VIVERE AL MEGLIO LA MOSTRA

1. Il quadro “prequel”

Di sicuro da vedere c’è il quadro che apre la mostra. “Cristo davanti a Caifa” di Luca Cambiaso (Accademia Ligustica di Belle arti di Genova), considerato uno dei notturni più belli del ‘500. In mostra, si dice che è una sorta di anticipatore di Caravaggio: c’è il buio e ci sono volti che prendono forma illuminati da due candele, c’è la teatralità dei chiaroscurali. Caravaggio si è ispirato alla pittura di Cambiaso? Certamente ha conosciuto le sue opere a Genova e nelle collezioni del banchiere genovese residente a Roma, Vincenzo Giustiniani. Cambiaso è il prequel del film Caravaggio? È un’ipotesi strampalata, un azzardo?

Cristo davanti a Caifa, Luca Cambiaso

2. Il quadro dei misteri: la Gioconda di Genova

Imperdibile è l’ “Ecce Homo”: unica opera di Caravaggio in mostra e unica opera di Caravaggio presente in Liguria. È conservata a Palazzo Bianco ed è piena di misteri: dove è stata fatta? Per chi è stata fatta? Quando è stata fatta? Ma soprattutto: chi l’ha fatta?

Fino al 1953 giaceva nello scantinato di Palazzo Rosso, dimenticata da tutti. Fu Caterina Marcenaro a scoprirla e a “scrollarla dalla polvere” e consegnarla alla luce e al mondo come quadro di Caravaggio. Ma da quel giorno non sono mancate le critiche dei critici: “Non so di chi sia, ma di sicuro non è di Caravaggio”. Il fatto che il Merisi non abbia mai parlato di questo Ecce Homo non esclude che sia autentica, perché non sarebbe la prima volta che succede. Dopo il restauro del 2003 e lo studio approfondito delle radiografie proprio in occasione di questa mostra, la curatrice Anna Orlando con forza dichiara: “È di Caravaggio al 100%, non è una copia perché la radiografia mostra che ci sono i pentimenti ed è del Merisi perché riporta tutti i tratti della sua tecnica pittorica come le incisioni e gli abbozzi a zig zag. Da accurate ricerche si può pensare che sia stata fatta a Roma o in Sicilia, intorno al 1606-1609″.

 Ecce Homo (particolare), Caravaggio – Genova, Palazzo Bianco –

3. Strozzi e san Giovanni bambino

Caravaggio nei suoi 40 anni di vita ha cambiato il mondo e sono tantissimi i genovesi che hanno seguito il suo lessico pittorico sebbene ciascuno lo abbia declinato nel proprio stile. Il caravaggismo genovese, “zeneise”, parte proprio da Bernardo Strozzi, con in mostra un suo  “San Giovannino” infante.

San Giovannino, Bernardo Strozzi

4. Strozzi e san Giovanni adolescente

Un po’ più grande, sempre di Strozzi, c’è la versione del Giovanni Battista adolescente.

San Giovannino, (particolare) Bernardo Strozzi

5. Borzone e natura morta

Ne “Il banchetto di Rosmunda” di Luciano Borzone, una natura morta di frutta in primo piano omaggia esplicitamente il maestro Merisi.

Il banchetto di Rosmunda, (particolare), Luciano Borzone

6. Cappellino e la passione del Cristo

Prezioso prestito dalla collezione Koelliker di Milano, il “Cristo deriso” di Gian Domenico Cappellino.

Cristo deriso, (particolare), Giandomenico Cappellino

7. Strozzi e sant’Orsola

Sempre di Strozzi e sempre dalla collezione Koelliker c’è “Il martirio di Sant’Orsola”.

Il martirio di sant’Orsola, Bernardo Strozzi

8. Legi, il fiammingo genovese

Curioso il “Gatto in dispensa” (Collezione privata) del fiammingo naturalizzato genovese Giacomo Legi.

Gatto in dispensa (particolare), Giacomo Legi

9. Piola e Salomè

Arriva da Milano anche l’ovale “Salomè” di Paolo Gerolamo Piola, in prestito dalla Galleria Baratti.

Salomè, Paolo Gerolamo Piola

10. Il quadro “sequel”

L’onda del caravaggismo si infrange molto lontano arrivando anche nel Tardo Barocco, quando già si intravvedeva la frivolezza del Rococò ma, per alcuni pittori, dominano ancora i temi seri cari a Caravaggio, come testimonia Guidobuono che ritrae “Maddalena” (1670-1675, Collezione privata).

Maddalena, Bartolomeo Guidobuono

IN GIRO PER LA CITTÀ, I CARAVAGGESCHI CONTINUANO

A Genova, gratis, disponibili tutto l’anno – da vedere quando più vi aggrada – ci sono due quadri le cui pennellate sono molto caravaggesche: “La Crocefissione” di Simon Vouet nella chiesa del Gesù e “L’Annunciazione” di Orazio Gentileschi nella basilica di san Siro. Genova era un fiorire di committenze, le famiglie nobili, che avevano in pugno la Repubblica, erano calamita per tantissimi artisti di paesi lontani che giungono in città, nella Superba, portando la novità di Caravaggio. Genova era la capitale finanziaria d’Europa, era un po’ la Francoforte del ‘600, la banca centrale europea dell’età barocca, poteva forse restare “fuori moda” senza il grande Michelangelo Merisi?

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Fino al 24 giugno Palazzo della Meridiana ospita la mostra “Caravaggio e i Genovesi”. In realtà di Caravaggio-Caravaggio non c’è molto: solo un quadro. Ma indirettamente ce n’è tantissimo, in mostra ci sono tanti suoi followers zeneixi.
“Questo è molto caravaggesco”, commentano due ragazzi fissando un’opera di Strozzi. In effetti, lo stile di Caravaggio si riconosce a colpo d’occhio, anche i non addetti ai lavori possono guardare un quadro e se vedono quel flash di luce che squarcia il buio, esclamare: “Mi ricorda proprio Caravaggio”.
Tuttavia, non pensiate che l’esposizione sia qualcosa di già visto e già saputo, le collezioni private e il percorso impostato dalla curatrice Anna Orlando, presentano diverse novità interessanti.

ECCO 10 QUADRI PER VIVERE AL MEGLIO LA MOSTRA

1. Il quadro “prequel”

Di sicuro da vedere c’è il quadro che apre la mostra. “Cristo davanti a Caifa” di Luca Cambiaso (Accademia Ligustica di Belle arti di Genova), considerato uno dei notturni più belli del ‘500. In mostra, si dice che è una sorta di anticipatore di Caravaggio: c’è il buio e ci sono volti che prendono forma illuminati da due candele, c’è la teatralità dei chiaroscurali. Caravaggio si è ispirato alla pittura di Cambiaso? Certamente ha conosciuto le sue opere a Genova e nelle collezioni del banchiere genovese residente a Roma, Vincenzo Giustiniani. Cambiaso è il prequel del film Caravaggio? È un’ipotesi strampalata, un azzardo?

Cristo davanti a Caifa, Luca Cambiaso

2. Il quadro dei misteri: la Gioconda di Genova

Imperdibile è l’ “Ecce Homo”: unica opera di Caravaggio in mostra e unica opera di Caravaggio presente in Liguria. È conservata a Palazzo Bianco ed è piena di misteri: dove è stata fatta? Per chi è stata fatta? Quando è stata fatta? Ma soprattutto: chi l’ha fatta?

Fino al 1953 giaceva nello scantinato di Palazzo Rosso, dimenticata da tutti. Fu Caterina Marcenaro a scoprirla e a “scrollarla dalla polvere” e consegnarla alla luce e al mondo come quadro di Caravaggio. Ma da quel giorno non sono mancate le critiche dei critici: “Non so di chi sia, ma di sicuro non è di Caravaggio”. Il fatto che il Merisi non abbia mai parlato di questo Ecce Homo non esclude che sia autentica, perché non sarebbe la prima volta che succede. Dopo il restauro del 2003 e lo studio approfondito delle radiografie proprio in occasione di questa mostra, la curatrice Anna Orlando con forza dichiara: “È di Caravaggio al 100%, non è una copia perché la radiografia mostra che ci sono i pentimenti ed è del Merisi perché riporta tutti i tratti della sua tecnica pittorica come le incisioni e gli abbozzi a zig zag. Da accurate ricerche si può pensare che sia stata fatta a Roma o in Sicilia, intorno al 1606-1609″.

 Ecce Homo (particolare), Caravaggio – Genova, Palazzo Bianco –

3. Strozzi e san Giovanni bambino

Caravaggio nei suoi 40 anni di vita ha cambiato il mondo e sono tantissimi i genovesi che hanno seguito il suo lessico pittorico sebbene ciascuno lo abbia declinato nel proprio stile. Il caravaggismo genovese, “zeneise”, parte proprio da Bernardo Strozzi, con in mostra un suo  “San Giovannino” infante.

San Giovannino, Bernardo Strozzi

4. Strozzi e san Giovanni adolescente

Un po’ più grande, sempre di Strozzi, c’è la versione del Giovanni Battista adolescente.

San Giovannino, (particolare) Bernardo Strozzi

5. Borzone e natura morta

Ne “Il banchetto di Rosmunda” di Luciano Borzone, una natura morta di frutta in primo piano omaggia esplicitamente il maestro Merisi.

Il banchetto di Rosmunda, (particolare), Luciano Borzone

6. Cappellino e la passione del Cristo

Prezioso prestito dalla collezione Koelliker di Milano, il “Cristo deriso” di Gian Domenico Cappellino.

Cristo deriso, (particolare), Giandomenico Cappellino

7. Strozzi e sant’Orsola

Sempre di Strozzi e sempre dalla collezione Koelliker c’è “Il martirio di Sant’Orsola”.

Il martirio di sant’Orsola, Bernardo Strozzi

8. Legi, il fiammingo genovese

Curioso il “Gatto in dispensa” (Collezione privata) del fiammingo naturalizzato genovese Giacomo Legi.

Gatto in dispensa (particolare), Giacomo Legi

9. Piola e Salomè

Arriva da Milano anche l’ovale “Salomè” di Paolo Gerolamo Piola, in prestito dalla Galleria Baratti.

Salomè, Paolo Gerolamo Piola

10. Il quadro “sequel”

L’onda del caravaggismo si infrange molto lontano arrivando anche nel Tardo Barocco, quando già si intravvedeva la frivolezza del Rococò ma, per alcuni pittori, dominano ancora i temi seri cari a Caravaggio, come testimonia Guidobuono che ritrae “Maddalena” (1670-1675, Collezione privata).

Maddalena, Bartolomeo Guidobuono

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A Genova, gratis, disponibili tutto l’anno – da vedere quando più vi aggrada – ci sono due quadri le cui pennellate sono molto caravaggesche: “La Crocefissione” di Simon Vouet nella chiesa del Gesù e “L’Annunciazione” di Orazio Gentileschi nella basilica di san Siro. Genova era un fiorire di committenze, le famiglie nobili, che avevano in pugno la Repubblica, erano calamita per tantissimi artisti di paesi lontani che giungono in città, nella Superba, portando la novità di Caravaggio. Genova era la capitale finanziaria d’Europa, era un po’ la Francoforte del ‘600, la banca centrale europea dell’età barocca, poteva forse restare “fuori moda” senza il grande Michelangelo Merisi?

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