A casa di Chagall: sensazioni da Nizza

Nizza, Museo di Chagall – Entri nel museo e vedi il verde, il blu, laggiù il rosso. Lo sfondo monocromatico è solo apparente, subito lo sguardo è rapito dai vortici di tanti personaggi e di tanti colori.

Le pareti spoglie, bianche non ti distraggono da queste 17 opere che dialogano nella successione cronologica che rappresentano: la Genesi, l’Esodo, il Cantico dei cantici. È il “Messaggio biblico”, il progetto di Chagall che diviene il Museo Nazionale di Nizza del pittore, della cui realizzazione e inaugurazione prese parte.

Chagall respira e ammira tutte le avanguardie parigine ma di nessuna diventa figlio. Resta un solitario, un genio originale. Io l’ho conosciuto per la sua “Passeggiata” e per la mostra a Palazzo reale di Milano qualche anno fa. Ignoravo tutti i suoi ultimi decenni di vita e aspirazioni in Costa Azzurra.

La novità di Chagall sono i suoi colori pastosi. Colori che smussano gli angoli del suo incipit di cubismo. Colori che sommergono i moltissimi dettagli. L’occhio attento, però, non può perderseli. Non contano i lineamenti delle figure ma il simbolo che sono.

Il passato e il presente si fondono: la sofferenza del popolo ebraico, ieri in esilio e oggi vittima dell’Olocausto è un tutt’uno.
Il viandante errante che non manca mai nei suoi quadri è l’ebreo, è Chagall: prima russo, poi francese, ma semita per sempre.

In un quadro ci sono Adamo ed Eva abbracciati, fusi: si vedono tre gambe, in una nuova esegesi in cui l’uomo è forse complice del furto della mela?
In un altro, quello dell’arca di Noè, la realtà è capovolta: un arcobaleno è tutto bianco circondato da colore, eppure chi potrebbe dire che non è forse reale il bianco che è somma di tutte le radiazioni? Non mancano mai i Gesù crocifissi, per Chagall non sono il Cristo ma solo un ebreo, simbolo di sofferenza e morte, come ne è vittima il suo popolo.

Il genio di Chagall è la reinterpretazione: i suoi quadri sono molteplici narrazioni, come avviene nelle icone russe viste nella sua infanzia. E il gallo, animale sempre presente, deriva dalla simbologia slava, con significato di fertilità, rinascita.

Chagall ama la bellezza. E per il Cantico dei Cantici dipinge cinque tele per le quali consiglia di osservarle ascoltando Bach.

Quale enorme perdita se la violenza dei pogrom o dell’Olocausto lo avessero preso con sé? E che cosa sarebbe stato se i suoi occhi non avessero visto quegli orrori?
Il racconto della pittura di Chagall è un dono alla storia, alla civiltà, all’umano che è in noi.

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